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martedì 29 luglio 2008

Rifondazione per la sinistra

In Italia c'è un grande bisogno di opposizione. Il governo Berlusconi sta dando vita, attraverso ogni suo quotidiano atto, ad una forma di "regime leggero", ottenuto dall'impasto tra politiche populiste, liberiste ed autoritarie.

Oggi è in atto un attacco alle condizioni di vita di milioni di donne e di uomini, ai diritti dei lavoratori (a partire dal contratto collettivo di lavoro), all'uso sistematico della dichiarazione di emergenza contro i migranti, i rom, le lotte ambientaliste.

C'è bisogno di opposizione, ma essa manca poiché non c'è una sinistra capace di darle vita. L'attuale opposizione presente in Parlamento non è in grado di esercitare una azione efficace, o perché essa è muta socialmente (come nel caso giustizialista dell'Italia dei Valori) o perché non ha i fondamenti necessari per costituirsi come opposizione sociale nel paese. È il caso del Pd, nato esclusivamente in funzione del governo e quindi incapace di agire l'opposizione come terreno della rilegittimazione della politica di massa.

Il compito di Rifondazione Comunista è quello di contribuire a ricostruire l'opposizione nel paese. Vanno riprese le lotte e il conflitto sociale, la tessitura di relazioni e l'individuazione di un progetto di alternativa di società. Va rigenerata la sinistra di questo paese, in un processo di ricostruzione paziente che è fatto di reinsediamento sui territori, di alleanze con soggetti sociali organizzati, di inclusione e partecipazione di donne e uomini che sentono l'urgenza e la necessità dell'azione di una nuova sinistra in Italia.

Bisogna costruire una vasta e ricca mobilitazione permanente una opposizione plurale, civile e sociale, alle destre. È il primo compito di Rifondazione, anche nella contesa con il Pd, dentro il suo insediamento elettorale, tra il nostro popolo.

Le stesse elezioni europee non possono essere un banale terreno di rivincita, ma la prosecuzione delle lotte della sinistra continentale nel nostro paese, che deve raccogliere e capitalizzare l'opposizione al modello europeo che si è venuto costruendo, quello delle banche e delle tecnocrazie. Il nostro è e rimarrà un europeismo popolare e di sinistra. Per questo ribadiamo la nostra adozione del programma comune che, per la prima volta, rappresenterà l'intero Partito della Sinistra europea nella prossima competizione elettorale.

Per questo motivo Rifondazione comunista ribadisce l'impegno a presentarsi autonomamente con il proprio simbolo e con il programma della Sinistra europea, impegnandosi a riformare nel prossimo Parlamento europeo il Gruppo della sinistra unitaria (Gue-Ngl).

Bisogna tornare nella società, non fuggendo dalla politica, anzi criticando in radice qualunque sciagurata ipotesi di autonomia del sociale e di autonomia del politico. Il politicismo è una prigione. Ma l'esodo dalla politica è la rinuncia al cambiamento.

In questo quadro è indispensabile il ruolo, autonomo e combattivo, delle forze sindacali. Contro il sindacato, inteso come struttura basilare della coalizione dei lavoratori, si sono mosse pesantissime azioni di delegittimazione da parte del Governo e di Confindustria. Tante sono, tuttavia, le responsabilità oggettive e soggettive di tale indebolimento. Va ricostruita la sinistra, anche perché senza di essa, senza la sua azione politica e sociale, la stessa azione del sindacato ne viene indebolita. Oggi, più di ieri, ci sarebbero tutte le ragioni per l'indizione di uno sciopero generale: dalla catena di omicidi bianchi sul lavoro, alla politica antisociale del governo. Le condizioni affinché lo sciopero generale ci sia, vanno costruite da molti attori sociali e politici, noi tra questi. A tal fine consideriamo fondamentale la ripresa di un'iniziativa che rafforzi la sinistra sindacale, per l'opposizione e per la battaglia contro le politiche concertative di questi anni. Le forze sindacali, autonome ed indipendenti dai partiti e dalle forze padronali e di governo, partecipano in maniera decisiva alla ricostruzione del campo più ampio ed efficace della sinistra.

Ma la sinistra è un progetto innanzitutto di popolo. Di un popolo che può e deve trovare voce e rappresentanza nella società italiana. Esso si è, nel corso degli anni, organizzato in molte forme, dalle associazioni al volontariato, fino alle forme di autorganizzazione di lotte sociali ed ambientali. Tale esperienze, molto ricche e feconde, sono una base di un possibile ripopolamento di un tessuto democratico logorato dall'egemonia del pensiero e delle idee della destra.

Occorre una opposizione capillare fatta di mobilitazioni molteplici, capillari, decentrate e democratiche, fino a prevedere mobilitazioni generali che impegnino il partito a farsene interprete e protagonista, insieme a associazioni, forze politiche, movimenti e singoli individui che non si rassegnano alla condizione presente.

La nostra piattaforma è quella che lotta per i diritti sociali e quelli civili, per le libertà e le garanzie, per la difesa della Costituzione repubblicana e per una nuova idea di "beni comuni", per la pace e per la giustizia sociale in ogni parte del mondo (a partire dalla organizzazione delle prossime mobilitazioni contro il G8 del 2009 in Italia e dall'impegno contro la Nato e per il ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan).

Difesa del contrato collettivo nazionale, aumento del potere d'acquisto dei salari, salario sociale, politiche contro la disoccupazione e la precarietà, iniziative per una politica di rilancio del Mezzogiorno, estensione e promozione del welfare pubblico, piani per l'edilizia popolare, rilancio della scuola e dell'università pubbliche, diritti rivendicati dai movimenti Lgbtq contro la discriminazione e per una nuova cittadinanza, difesa intransigente dei diritti di cittadinanza dei migranti, politiche ambientali (a partire dal no alla Tav e all'energia nucleare). Sono solo alcuni dei nostri obiettivi prioritari in questo contesto. L'alternativa di società è per noi sempre più indispensabile.

Dalla sconfitta per ricostruire

Rifondazione comunista è oggi di fronte al compito più difficile dalla sua nascita. La sconfitta del 13 e 14 aprile è stata di dimensioni storiche. Una sconfitta prevedibile, ma non scontata. Nelle elezioni scorse la vittoria delle destre è apparsa come l'esondazione di un'acqua scura lungamente accumulata negli anni. La destra ha vinto nella società, prima ancora che nella politica. Noi siamo perciò chiamati oggi ad una ricollocazione strategica.

Gli anni dell'esperienza del governo dell'Unione sono risultati fallimentari. Non abbiamo compreso quanto fosse improba la nostra richiesta di rendere "permeabile" il governo all'azione dei movimenti sociali. Non siamo stati all'altezza di padroneggiare la congiuntura e di vagliare fino in fondo le ragioni di una scelta di governo, oltre ad essere stati del tutto inefficaci nell'azione concreta del come governare. La forma concreta del Pd ci fa dire che è impossibile un accordo organico per il governo del paese. E' quindi sbagliata la proposta della costruzione di un nuovo centrosinistra. Va fatto un bilancio senza sconti alla concreta evoluzione di quel progetto ed della compatibilità nostra con esso.

Il nostro rapporto con il Pd non può che partire dall'autonomia progettuale e politica del nostro partito ed è indispensabile relazionarsi ad esso in alternativa rispetto al suo progetto strategico. In ogni caso, data la nostra presenza in tante esperienze di governo locale (che vanno amministrate in primo luogo dai livelli territoriali corrispondenti) ed in vista delle prossime competizioni amministrative, bisogna fare un bilancio di tali esperienze, che sia la base per un rilancio della nostra efficacia dentro le istituzioni a tutti i livelli. Tracciare un bilancio politico amministrativo che faccia della critica alle politiche liberiste e della questione morale i nostri pilastri fondamentali ci serve per dispiegare a pieno la nostra forza politica. In questo nuovo quadro l'azione a livello locale deve poter essere occasione per creare spazi di controtendenza, senza cedere a logiche di generalizzazione di giudizi o di autoesclusioni. Ma è indubbiamente necessario che le differenze culturali e programmatiche si manifestino in modo chiaro e percettibile.

Il nostro rapporto con le altre forze organizzate della sinistra non può che partire dal bilancio sull'esperienza de La Sinistra l'Arcobaleno. Essa è stata un fallimento e riteniamo non più riproducibile quel modello di cartello elettorale. Tuttavia è nostro interesse rilanciare forme di collaborazione nel quadro più ampio della sinistra, declinando però l'invito che ci è stato fatto dal congresso del Pdci di unificare le sole forze che si definiscono comuniste nel paese.

Dal fallimento del governo e de La Sinistra l'Arcobaleno dobbiamo estrarre la necessaria lezione per impedire che anche l'opposizione fallisca.

Il congresso, una tappa della rifondazione

Nel nostro congresso si sono confrontate posizioni politiche alternative fra loro, delle quali una ha conseguito l'ampia maggioranza relativa dei voti. Nessuna delle proposte politiche registrate nel dibattito congressuale, la costituente di sinistra, la federazione delle sinistre, il partito sociale, l'unità dei comunisti, la svolta operaia hanno conseguito la maggioranza assoluta dei consensi. Resta dunque aperto il campo della ricerca politica, che noi collochiamo nel quadro della ricostruzione e rigenerazione della sinistra.

Tale ricerca deve tener conto di una situazione mutata rispetto alla fase di apertura del dibattito congressuale. Il dibattito congressuale è stato aspro e teso, ma assai partecipato. Esso, in ogni caso, ci consegna materiali per una possibile ricostruzione unitaria del partito che poggi su basi politiche solide e di prospettiva e non sulla sommatoria indistinta di culture politiche e progetti strategici divaricati e tenuti insieme solo da una negazione, la negazione della storia stessa delle trasformazioni e delle innovazioni di Rifondazione comunista. Nella nostra storia è stata sempre la politica a guidare i nostri passi, non la gestione. Chi si prende la responsabilità di spaccare il partito in maniera dolorosa, lo fa contro gli interessi della nostra intera comunità politica.

Per questo riteniamo di dover "cercare ancora" e di lavorare ad un rilancio del progetto strategico di Rifondazione comunista, contribuendovi anche con un dibattito aperto e pluralistico, sulle basi teoriche delle nostre acquisizioni collettive: dalla riflessione sul pensiero della differenza e del femminismo, alla nonviolenza, passando per tutte le rielaborazioni dei concetti appartenenti alla cultura storica della sinistra.

L'innovazione politica e culturale è stata la nostra tensione costante, iscritta nel nostro stesso nome: rifondazione. Abbiamo fatto questo percorso nell'elaborazione e nel vivo delle lotte di Genova e del movimento altermondista. Vogliamo continuare a farlo, nel vivo del rapporto con i movimenti sociali e politici del paese.

La nostra comunità è mortificata del risultato elettorale e scossa dall'asprezza dello scontro durante il congresso. La cura che dobbiamo ad essa non può che partire da una nuova stagione di apertura verso l'esterno, verso nuovi iscritti ed aderenti che ravvivino le nostre organizzazioni, troppo spesso esangui in tanta parte del paese.

Vogliamo che vi sia una nuova stagione di democrazia interna e di ripresa di percorsi partecipativi, nella formazione delle decisioni e nella individuazione degli organismi dirigenti. Gli stessi contributi della conferenza di Carrara debbono essere aggiornati ed estesi rispetto al bisogno di costruzione condivisa della nostra comunità.

Consideriamo la critica alla cultura maschile e monosessuata del partito un impegno prioritario, nella prossima fase, della nostra azione politica interna all'organizzazione.

Il documento politico, presentato da Gennaro Migliore, è stato votato da 304 delegate/i

lunedì 28 luglio 2008

RICOMINCIAMO: UNA SVOLTA A SINISTRA

L'ordine del giorno finale approvato al Congresso di Chianciano

1
Il Congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD nella fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata gestione maggioritaria della direzione del partito.

Il Congresso prende atto che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale del PRC è stata approvata.

Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.

Respinge la proposta della Costituente di sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.


2
Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato in primo luogo da una svolta a sinistra. L’esperienza di governo dell’Unione ha mostrato l’impossibilità, data la linea del PD e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per il governo del paese.

La sconfitta delle destre populiste e della politica antioperaia della Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale fine, la linea neocentrista che caratterizza oggi il Partito Democratico è del tutto inefficace e sarebbe quindi completamente sbagliata la proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un contesto bipolare.

Al contrario è necessario costruire l’opposizione al governo Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al progetto strategico del PD.

E’ importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e politica contro il governo Berlusconi, i progetti confindustriali e le visioni fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.

3
Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica. La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione dei legami sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili al fine di qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo storico dei comunisti e della sinistra. Così come sono elementi necessari per valutare l’efficacia della nostra presenza nelle istituzioni e per ribadire la nostra alterità e intransigente opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone in questa fase.

La lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom, il contrasto ai progetti di attacco al pubblico impiego e alla pubblica amministrazione, l’opposizione alla controriforma della giustizia e la questione morale, rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di allargamento di un movimento di massa contro le politiche del governo.

E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo la più ampia e forte mobilitazione contro il governo e la Confindustria. In questo quadro è necessario lavorare per la realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande manifestazione di massa e una campagna politica di autunno che, partendo da quanti diedero vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove forze, in particolare le espressioni di movimento e di lotta. Rientra in questo percorso l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Non è però sufficiente una manifestazione; la ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.

E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.

Si tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo del lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole al conflitto di genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la ripresa del conflitto di classe può evitare che la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese, sedimentando razzismo e xenofobia.

Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.

Riteniamo opportuno favorire ogni elemento di conflitto dal basso nei luoghi di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, l’emergere di momenti di auto-organizzazione, tutti elementi decisivi affinché la battaglia anticoncertativa assuma una dimensione di massa. In questo quadro è necessario un forte investimento nella costruzione della presenza organizzata del partito nei luoghi di lavoro.

Intrecciati con la questione sociale in senso stretto, sono cresciuti nel paese importanti movimenti di lotta su temi decisivi quali la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, il rilancio della scuola e dell’università pubblica, il diritto alla libertà di orientamento sessuale e la lotta contro ogni forma di discriminazione, omofobia, violenza alle donne e attacco alle loro libertà, al diritto di scelta e di decisione sul loro corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e la legge sulla procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che interessano contesti locali ma pongono problemi generali relativi al modello di sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le grandi opere, contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori. Si deve dare un sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una ricomposizione dei conflitti in una strategia globale di trasformazione.

Diritti sociali, civili, ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società. In questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio di una stagione referendaria sulle questioni della precarietà, della democrazia sui luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da gestire con il più vasto schieramento possibile.

4
Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.

In Europa, in particolare, lavora ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito del Partito della Sinistra Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i futuri eletti.

Per questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE sulla base del programma che sarà definito nel prossimo autunno. Questa decisione si deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione delle elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione Europea. Il Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione della legge elettorale per le europee e impegna tutto il partito a contrastare questo progetto con il massimo di mobilitazione democratica di massa.

In Italia, in vista del prossimo vertice del G8, il PRC si deve impegnare, nelle istanze del movimento contro la globalizzazione, a ricostruire lo schieramento di forze politiche e sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza tacere sulle responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza del governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia alla Maddalena.

Il PRC deve impegnarsi, nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in corso nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari straniere, a partire da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra.

5
Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.

E’ parimenti necessario rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del conflitto.

Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.
Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere nella riforma del partito, in particolare mettendo in discussione il carattere monosessuato e separato della politica, muovendo dalle indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara.

E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.
La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.

La democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.

Gli organismi dirigenti a tutti i livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono essere fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli incarichi, la non commistione di incarichi di partito con incarichi istituzionali di governo, il rinnovamento costante degli organismi e il superamento del loro carattere monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.

Il Congresso impegna infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali”.

Chianciano, 27 Luglio 2008

giovedì 12 giugno 2008

La nostra proposta per il rilancio dei GC a Caserta

La nostra proposta per il rilancio dei GC a Caserta

Sono trascorsi quasi due anni dalla scorsa conferenza e in questo tempo la linea politica della “maggioranza” (esiste più?) dei GC casertani ha dimostrato tutta la sua inefficacia, lasciando ben poco sul territorio.
Il tracollo elettorale della sinistra ha imposto a tutto il partito la necessità di discutere, ma questo pare non tocchi lontanamente la struttura dei GC, che ha liquidato bilancio, analisi della fase e prospettive per il futuro in un unico coordinamento.

È palese la volontà del gruppo dirigente dei GC di sottrarsi ad una discussione che condannerebbe senza appello l’operato del coordinamento.
Si è scelto, ancora una volta, di continuare ad agire come se nulla fosse, negando il dibattito politico, il coinvolgimento dei compagni e la partecipazione.
Il mancato riconoscimento dei compagni, la poca democraticità di una struttura che a Caserta è sempre più autoreferenziale, l’incapacità di crescita e radicamento fanno dei GC un’organizzazione in crisi e nasconderlo non serve a nessuno.
A dire il vero, dovrebbe anche essere superfluo sottolinearlo, ma a quanto pare, non è così!

Si tratta di una crisi che viene da lontano, che affonda le sue radici nei metodi antidemocratici con cui fu gestita la conferenza scorsa, con poche idee e molti cammelli.

Da allora è stato tutto un continuo galleggiare…

Le capacità di un gruppo dirigente dovrebbe misurarsi sulla costruzione reale di iniziativa politica, cosa purtroppo sconosciuta alla maggioranza del coordinamento.

Ma, prima ancora di questo, dovrebbe esserci la capacità di far sentire i compagni parte di un progetto comune, in grado di stimolarne la partecipazione, offrendo strumenti concreti per accrescere il radicamento della propria struttura:
Non c’è stata, invece, nessuna strategia d’intervento mirata alla penetrazione dei GC tra i giovani: mentre nelle scuole superiori è mancato qualsiasi intervento, le elezioni universitarie sono la prova non solo del nostro distacco, vista anche la vittoria politica di Azione Universitaria, ma anche dei metodi con cui si sono condotte le discussioni e prese le decisioni: hanno deciso così di candidare un nostro compagno in una lista apolitica, senza nessun simbolo né richiamo minimamente di sinistra, e molti compagni l’hanno saputo leggendo i risultati delle elezioni da internet!
L’unica mobilitazione a cui i GC hanno partecipato, quella contro la discarica a Lo Uttaro, ha dimostrato tutta la difficoltà da parte del coordinamento a giocare un ruolo di direzione reale.

Abbiamo proposto, fin dalla nascita di questo coordinamento, campagne politiche e vertenziali; si sono proposti attivi sulla crisi industriale (che nella nostra provincia ha effetti terribili su molti giovani lavoratori), sull’emergenza ambientale (altra questione scottante in Campania e a Caserta) così come sulla precarietà, ma nei fatti non c’è stata nessuna iniziativa reale dei GC, né alcuna volontà di portare il dibattito tra gli iscritti, figuriamoci di coinvolgerli.

Il risultato è stato che nel corso di questi anni abbiamo assistito a un progressivo distacco dei compagni, mentre il dibattito aperto e franco tra le diverse posizioni è stato sostituito da un continuo lavorio di corridoio volto a criticare il coordinamento, salvo poi assumere posizioni diverse nelle discussioni ufficiali.

Pensiamo che non servano gli intrighi, ma la chiarezza .Ci sembra un atto dovuto porre questi semplici fatti all’attenzione dei compagni, in modo che prima di proporre facili soluzioni si abbia la consapevolezza dello stato comatoso in cui questa maggioranza ha condotto i Giovani Comunisti.

Nel primo coordinamento post-elezioni abbiamo proposto che il coordinamento tutto si dimettesse, ma questa cosa è stata respinta.

In compenso, è uscita fuori una linea ultra-organizzativistica, decisa tra pochi intimi, per superare questa fase e rimettere alla prova il coordinamento (su che basi, e cambiando che cosa, ovviamente, non è dato saperlo).

La proposta partorita è stata quella di indire una serie di attivi per “verificare” se l’attuale coordinamento che, giusto per comunicarlo ai più, ora si riunisce con 4 compagni su 13, nutre ancora – ma quand’è che l’ha avuta? – della fiducia dei compagni.

Ci pare assurdo e di un’ipocrisia senza limiti sentir parlare ancora di verifica: che altro abbiamo da verificare rispetto all’inefficienza di questo coordinamento?
Di questo passo, potremmo ancora chiedere la verifica del governo Prodi!

Non sarà possibile rilanciare il nostro lavoro fino a quando non si farà chiarezza rispetto alle responsabilità di questo gruppo dirigente.

È necessario riaprire un dibattito serio su come rilanciare, su basi politiche diverse, con rivendicazioni di classe e costruzione di battaglie politiche, i Giovani Comunisti in provincia di Caserta.

Lo stesso coordinamento che oggi si appella alla partecipazione dei compagni attraverso gli attivi va avanti a colpi di maggioranza, sostituendo e cooptando di volta in volta nuovi membri per tenere in vita una struttura morta.

Per fare delle proposte bisogna essere credibili.

Ogni passo fatto dal coordinamento (o meglio, da chi l’ha usurpato di ogni ruolo di direzione politica) in questo momento va verso il baratro, percorre una direzione opposta rispetto alle discussioni che i compagni dicono di voler fare.

È evidente che se si continua in questa direzione continueremo a sbattere di fronte ad un muro senza mai intravedere una via d’uscita: noi non ci stiamo!

Crediamo che molti Giovani Comunisti in questi anni, nonostante i limiti organizzativi e politici della nostra organizzazione, abbiano messo a disposizione le proprie energie per provare a invertire la rotta. Sono questi compagni che devono essere protagonisti di questo dibattito, contribuendo in prima persona al rilancio dei GC in provincia, senza più delegare un coordinamento che non coordina nessuno.

Il lavoro di ricostruzione richiederà sacrificio e tempo perché si tratta di ripartire, ricucire un legame, una fiducia che non abbiamo ora, che dobbiamo riconquistare con i fatti e che non può essere “varata“ da un attivo, ora che in mano abbiamo le ceneri.

Vogliamo ripartire da basi più solide e costruire un’organizzazione all’altezza dello scontro a cui saremo chiamati e non l’ennesimo castello di sabbia. Quante volte già il coordinamento, per bocca della coordinatrice, ha “rilanciato” l’attività dei GC? Quali sono stati i risultati?

Non si può dopo anni di immobilismo utilizzare l’attivo come rimedio miracoloso!

Di più, questa proposta viene fatta irrealisticamente durante il percorso congressuale, mentre i compagni saranno impegnati a discutere di quale futuro vogliamo dare al nostro partito. È la dimostrazione che si cercano solo facili legittimazioni.

Il coordinamento provinciale dei Giovani Comunisti ha fallito su tutti i fronti e nei fatti oggi, non rappresentando nessuno, è illegittimo.
Da questa presa d’atto non se ne esce con le calunnie nei confronti di chi chiede che ci sia una svolta vera per rilanciare i GC, ma provando concretamente a ricostruire da zero, senza finzioni e scorciatoie.

La proposta che facciamo è quella di indire, subito dopo il congresso, una conferenza straordinaria dei GC a Caserta, da tenersi a settembre.

Per quanto ci riguarda, utilizzeremo il congresso del partito per lanciare una raccolta di firme su questa proposta.
Ridare la parola a tutti i compagni ci sembra l’unica strada onestamente percorribile dopo la sconfitta che tutti abbiamo subito.

Ormai è giunta l’ora di trarre un serio bilancio: è necessario un confronto aperto tra i compagni, e crediamo che non ci sia nulla di più democratico della conferenza per raggiungere e coinvolgere quella base che tanto viene nominata e inneggiata quanto ignorata. A nulla serve, del resto, scaricare sui compagni, e sul loro presunto disinteresse, le responsabilità del coordinamento.

È ora che i Giovani Comunisti ritornino ad essere un’organizzazione reale, che viva nei territori, in grado di fare iniziativa politica e di essere realmente incisiva nelle lotte, nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

Siamo convinti che il protagonismo dei compagni si costruisce con la discussione e la definizione di una strategia di lotta oggi controcorrente: la conferenza, da questo punto di vista è la necessaria partenza.

Margherita Colella
Gianluca Limatola
Giovanni Savino

lunedì 9 giugno 2008

La VI mozione

Il partito comunista, quello dei lavoratori, dei migranti, del femminismo (quello vero), degli umili oppure un partito prive' ? Ecco la prima domanda. Questo congresso dovrebbe servire a recuperare (e riunificare) quello che abbiamo perso nel passato. Invece la classe borghese nel nostro partito sta trionfando ancora in tutte le mozioni. Non si tiene conto della gravita storica e politica della sconfitta, del ritorno di uno schiavismo consensuale della classe operaia, di una fiducia estesa al fasciobelusconismo e ad una cultura in cui l'essere comunisti è un reato.

Il partito comunista deve essere riorganizzato dalle fondamenta e nessuna delle cinque mozioni di questo congresso lo sostiene.

Per questo propongo di non votare nessuna delle 5 mozioni, di prendere coscienza della propria autonomia e del proprio comunismo nel profondo del proprio animo e di non sottometterci a queste mozioni e alla dirigenza borghese. La rinascita deve avvenire per opera dei “giusti” e dei “modesti” e deve riportare alla luce del sole la natura di classe del nostro partito

Propongo di sottoscrivere ciò partendo dagli umili operai e non da grandi illustri ministri, onorevoli, presidenti, deputati ... E' partendo dai miseri che si può arricchire ciò che noi definiamo comunismo.

Adesso sta a voi decidere, se accoglierete o meno questa mia proposta (che io personalmente amo definire VI mozione), se è giunto finalmente il momento di definire il vero senso del comunismo.

Del resto, come si dice: “professore, toglietevi gli occhiali-bicicletta”.

Vendola e i bertinottiani smentiscono di aver lavorato sino alle elezioni per sciogliere il Prc in un generico partito socialdemocratico di governo ma adesso rilanciano l'idea di superare il prc, magari finendo dritti nel Pd. Vendola adesso dice che è favorevole alla tav e ad un nuovo accordo politico col Pd per un nuovo centrosinistra,

Ferrero e company cercano di rifarsi una verginità che non hanno, come se non avessero gestito (tiranneggiando) il prc per 15 anni insieme agli attuali avversari bertinottiani.

La mozione di Franco Russo e Walter de Cesaris tenta di mettere insieme di spegnere l'incendio nel seno del partito.

Poi c'è la mozione dell'Ernesto che si nasconde dietro gli autoconvocati del prc,propongono un nuovo partito con Diliberto, Rizzo e tutti coloro i quali lasciarono il Prc nel 98 per sostenere Prodi e D'Alema e bombardare la Jugoslavia

Poi c'è Falcemartello che non ha mai contato nulla perchè è un appendice irriducibile del partito.

Per non parlare del Pdci, che quelli dell'Ernesto tenta di incartare un vecchio regalo (la collaborazione di classe) con nuova carta da regalo ed un nuovo fiocco (l'unità dei comunisti).

Per questo è provocatoria la VI mozione, quella che non c'è.

Ma, invece, c'è la base, quella che stiamo perdendo.

Da qui questo congresso doveva nascere il nuovo P.R.C dopo la sconfitta

E invece non c'è, almeno alle viste. Però ci siamo noi, gli ultimi, i miseri, i proletari, gli operai. Siamo pronti a lottare perché il PRC continui ad esistere in quanto partito di classe. Ma siamo pronti anche a costruire un altro movimento politico comunista. L'obiettivo resta lo stesso: unificare i movimenti, in primo luogo quello degli operai e dei migranti, ma anche quello delle donne, degli studenti, dei giovani, unificare i marxisti e costruire un grande partito comunista.

Subito per liberarsi della dominazione neofascista, ultracattolica, berlusconiana, leghista.

Karl Marx è stato dato per morto già troppe volte.

No al congresso borghese. Si ad un congresso dei soggetti sociali reali.

Il primo e forse unico sottoscrittore

Ruffo Raimondo

Perché sosteniamo il documento “Una svolta operaia per una nuova Rifondazione Comunista”

L'appello che lanciamo é dovuto alla necessità che sentiamo di intervenire all'interno della discussione congressuale, essendo noi, oltre che attivisti del Centro Sociale Spartaco, anche e più lungamente attivisti di questo partito.
Come molti sanno il nostro approccio nei confronti di Rifondazione e' stato sempre leale, riconoscendo il ruolo centrale che ha il partito nella lotta per la trasformazione della società.
Pensiamo che la scomparsa della sinistra dal parlamento, il dilagare delle destre e il modo in cui affronteremo la ricostruzione che inevitabilmente ci aspetta, siano questioni che devono riguardare ogni singolo militante della sinistra in questo paese.

Decisivi, nel creare questa situazione, sono stati secondo noi i due anni di governo Prodi, di cui è inutile rimarcare le mancanze ora che nessuno ha più il coraggio di difendere l'indifendibile e il nuovo soggetto dell'Arcobaleno che si è rivelato per quello che era: un'operazione salva poltrone priva di credibilità. Non a caso oggi, coloro che sono stati i più intransigenti nel volerlo, fanno ora a gara a chi riesce ad accaparrarsi l'interlocuzione migliore con il PD. Lo stesso PD che, se non fosse bastato il governo Prodi, proprio in questi giorni ci ricorda, attraverso il meraviglioso e costruttivo lavoro del governo ombra, che é d’accordo praticamente su tutto con Berlusconi: sicurezza, immigrazione discariche e straordinari. Nonostante questo c'e' già chi nel nostro partito pensa che se non si può parlare con "Walter", con D'Alema e' diverso...
Pensiamo che tutto ciò provenga direttamente dalla linea politica fallimentare del 2005, che ci ha portato da una sconfitta all'altra nella prospettiva di poter influenzare il centro sinistra.
È La stessa linea politica che ha fatto sì che il partito abbandonasse i quartieri popolari e i luoghi di lavoro, lasciando campo libero alla lega e alle destre, che, soffiando sul fuoco delle difficoltà economiche, sono riusciti a spostare l'attenzione dalla lotta contro i padroni alle rivendicazioni xenofobe, dando delle risposte che sono sempre più facili da assimilare.

Per quanto ci riguarda, crediamo che questo partito possa recuperare terreno solo con una svolta radicale, tanto nella linea politica, quanto nella dirigenza. Per questo abbiamo deciso di sostenere il 4° documento: "Una svolta operaia per una nuova Rifondazione Comunista".

Abbiamo condiviso con questi compagni esperienze di lotta concrete e la partecipazione a vertenze importanti come quella in difesa dei lavoratori della Finmek e la lotta per il diritto alla casa, tramutatasi nell’occupazione del palazzo in via Sanzio a Curti.

Non si tratta quindi di un sostegno formale, ma della condivisione di una battaglia politica, affinché dal terremoto politico innescatosi con il risultato elettorale del 13 e 14 aprile si possa uscire a testa alta, riprendendo il terreno della costruzione della conflittualità sociale e del radicamento nei territori, in contrapposizione a qualsiasi logica che ci veda subalterni al PD, specie in Campania ed in provincia di Caserta, dove rischiamo veramente di sprofondare nell'immondizia con Bassolino e De Franciscis.

Con la certezza che lentamente si possa tornare ad influire nella società e fra la gente, contro chi vuole dissolvere nel nulla politico la storia di Rifondazione e mascherare le proprie responsabilità, proveremo ancora una volta ad essere in prima fila, insieme ai migliori militanti di questo partito, nelle battaglie in difesa degli sfruttati nella nostra provincia.

Sarà questo il migliore contributo che potremo dare alla difesa di Rifondazione e alla sua ricostruzione.

Lello Mele, Fulvio Beato, Enrico Civello, Donato Cutolo, Mariano Iannotta, Loredana Sanfelice, Gerardo Fraschini, Nicola Anzalone (Attivisti del CSA Spartaco e iscritti PRC del circolo di Santa Maria Capua Vetere)

domenica 25 maggio 2008

Chiaiano - Napoli, Lo Uttaro -Caserta. Il pugno di ferro e la Vandea

dal centro sociale Tempo Rosso 24 maggio 2008
Il centro sociale Tempo Rosso esprime piena solidarietà agli ambientalisti arrestati e tradotti in questura in seguito alle violente cariche della polizia di ieri notte a Chiaiano. Dopo tanti proclami e sensazionalistiche dichiarazioni, lo Stato persevera nella logica emergenziale di sospensione vera e propria dei diritti democratici, delle garanzie ai cittadini ed ai territori. Con una trasversale blindatura, la linea dura verso comitati e cittadini diviene la strada scelta ed invocata da tutti i partiti dello schieramento parlamentare.
I cittadini della Campania restano soli di fronte all’assurdità di scelte che, se dovessero passare, mineranno in maniera profonda il futuro, già seriamente compromesso, di interi e vasti territori della nostra regione. In seguito ai decreti emanati dal Governo con il plauso dell’opposizione, il solo fatto di partecipare alle iniziative di un comitato in difesa dell’ambiente può essere considerato un reato in sé, il solo manifestare sarà represso con la violenza e con gli arresti. Mentre i media nazionali continuano a gettare fumo negli occhi degli italiani, dipingendo la Campania ed i suoi abitanti come un branco di ignoranti straccioni agli ordini della Camorra, nella giornata di ieri si è già consumata una delle pagine più nere, non solo del ciclo di lotte in difesa dell’ambiente in Campania, ma anche delle presunta storia democratica di questo Paese. Decine di feriti tra i manifestanti, una donna incinta all’ottavo mese ha perso il bambino ed il marito, per la disperazione, ha tentato di darsi fuoco, un infarto ha colpito un manifestante ed un giovane è precipitato da un parapetto alto sei metri, riportando gravi lesioni. Di fronte ad un quadro del genere l’unica strada che resta è quella di rilanciare l’iniziativa, facendo quadrato attorno a chi, in queste ore, è in prima linea per la difesa, oramai, della democrazia e dei diritti dei cittadini. Occorre fare appello a tutte le forze che, sul piano nazionale e locale, sono sensibili non solo, alla salvaguardia dell’ambiente e della salute, ma anche e soprattutto alle garanzie democratiche che in questo momento sono brutalmente calpestate. Tutti gli ambientalisti che in questi anni si sono trovati a combattere contro l’assurdità di un’emergenza lunga quindici anni e che, a gran voce, ne hanno chiesto la fine, tutte le donne e gli uomini, i sindaci, gli attivisti che in questi anni si sono schierati contro la logica delle mega-discariche e degli inceneritori sono chiamati, oggi, a far sentire forte la propria voce affinché tutto quello che, con fatica, è stato costruito non sia cancellato dalla violenza e dall’arroganza di chi antepone i propri interessi affaristico-speculativi a quelli della collettività.
c.s.o.a. Tempo Rosso, via C. Giuliani – Pignataro Maggiore Terra di Lavoro

dal Laboratorio Millepiani

E' ufficiale... Non potendo aprire la discarica Lo Uttaro, perchè ancora sotto sequestro per disastro ambientale, il governo e Bertolaso decidono di aprire il rimanente della discarica Mastroianni. Un nuovo enorme buco adiacente l'area sequestrata, diviso da quest'ultima semplicemente da un muro. In sostanza LO UTTARO RIAPRE!!!!!
Ciò significa che la zona diventerà area militare e nessuno potrà sapere nulla su ciò che sverseranno in quella zona.
Seguiranno aggiornamenti e dirette radio su RADIOSSINA.
Solidarietà a tutte la popolazione di Chiaiano e a chi è colpito dalla repressione solo per il fatto di lottare per la difesa della propria terra e della propria vita.
NO PASARAN!! LIBERI TUTTI!!
Laboratorio Sociale Millepiani Caserta INFO: info@laboratoriomillepiani.org www.laboratoriomillepiani.org www.radiossina.info tel: 0823 327534

da Antonio Casolaro

La brutalità delle cd forze dell'ordine, quella già dispiegata a Napoli nel marzo 2001 ed a Genova nel Luglio dello stesso anno è la realtà,certo prevedibile ma che non è dato sapere dove si fermerà. Non è vero che le genti della Campania non vogliono risolvere il problema dei rifiuti, anzi è vero proprio il contrario e ne è prova di ciò la pressante richiesta di iniziare la raccolta differenziata, cosa proposta da dieci anni e più senza che governi, regione, province, comuni di cdx e di csx abbiano mai aderito compiutamente a questa necessità. Caserta, e ciò lo ha comunicato in modo pubblico con manifesti affissi sui muri della città il cd assessore alla munnezza, doveva iniziare il primo maggio: è passato quasi un mese e non si sa se e quando inizierà, anzi oggi si apprende che Lo Uttaro o discarica Mastroianni sarà riaperta. Ciò significa che a pochi metri dal secondo Policlinico sarà riaperta una discarica a cielo aperto.
La Campania ha detto no all'uso che n'è stato fatto del suo territorio, diventato lo sversatoio, la pattumiera dell'intero paese. I terreni della Campania, specialmente quelli delle province di Napoli e Caserta, sono avvelenati. Queste cose i lumbard che pontificano e giudicano lo dovrebbero sapere e predisporre le riparazioni: altro che il 20% dell'Irpef e l'80%
dell'Iva. Il pascolo, l'agricoltura in parecchie zone delle nostre parti non è più possibile, le falde acquifere sono in buona parte contaminate dalla diossina, dai metalli pesanti e da tanti altri veleni.Questa è l'altra realtà e per questo motivo Chiaiano, come Caserta, e come tutti gli altri territori dicono no.

Antonio Casolaro

mercoledì 21 maggio 2008

Senza fanatismi, in movimento, per rilanciare rifondazione comunista e costruire l'unità a sinistra

L'appello di Giosuè Bove a sottoscrivere e votare il documento "Acerbo"

Sto vivendo questo dibattito congressuale con una angoscia crescente. Sento nelle discussioni tra le compagne ed i compagni, da tutte le parti, toni un po' fanatici, da stadio. Ma soprattutto sento crescere la sfiducia nella politica come dimensione partecipativa, come possibilità reale di poter incidere finanche nelle scelte del nostro stesso partito. L'affidarsi ad un leader, ad un “salvatore” è una tentazione comprensibile. Piuttosto che un complicato e faticoso “ricominciare dal basso”, dalla “costruzione sociale”, dall'attività minuta dei circoli dentro i territori, di nuovo un salto, una “mossa del cavallo”, raccorciando la distanza tra politica e società attraverso, appunto, una figura carismatica. Per il vero, al di là delle intenzioni e della volontà dei singoli, già in questo ultimo decennio il dibattito nostro è effettivamente vissuto come un riflesso delle dichiarazioni di Fausto Bertinotti: più che dirigismo è stata, secondo me, una eccedenza di generosità che però ha indubbiamente prodotto un continuo '“esercizio di conformità”, escludente per chi proponeva dissenso. E con Bertinotti abbiamo avuto grandi successi, ma siamo anche precipitati: il successo o il disastro non sono dipesi dal nome o dal fascino del leader, ma piuttosto dalle scelte compiute in merito alle condizioni di vita delle masse popolari e dal livello di radicamento nella società. Al di là dell'apprezzamento per compagni come Fausto Bertinotti e Nichi Vendola, (e chi mi conosce sa che non è piaggeria), il leaderismo è un rischio concreto che abbiamo di fronte, ancora di più in questa fase: e la costruzione dei gruppi dirigenti potrebbe subire una profonda accelerazione in direzione di una pratica oligarchica e di uno schiacciamento tra funzioni politiche e funzioni amministrative. So che nelle fasi di crisi è più difficile ragionare pacatamente, e al dubbio costruttivo si preferiscono certezze, seppur superficiali, ma immediatamente utili a calmare i propri timori. Ma so anche che per questa strada correremmo il rischio di accelerare i processi di dissoluzione già in atto.
Ed è per questo che io aderisco e propongo alle compagne e ai compagni di sottoscrivere e votare il documento “Rifondazione Comunista in movimento: rilanciare il Partito, costruire l’unità a sinistra”, primo firmatario Maurizio Acerbo. Per questo e perché ritengo da tempo che il rischio di scomparsa della sinistra è effetto di un processo di lunga durata che ha radici nella nuova composizione di classe e che la questione centrale era (ed è) la costruzione "sociale" di un nuovo movimento “operaio”. Per questo e ancora perché sono convinto che le ingegnerie politiche delle costituenti di qualsiasi tipo non risolvono il problema e che invece la rifondazione comunista era (ed è) necessaria per l'oggi e per il domani come processo, ricerca e organizzazione.
Ma lo faccio senza fanatismi, senza tifo, con laicità, sapendo che è necessaria attenzione e comprensione delle posizioni diverse, che c'è bisogno di apertura e di ricerca, che bisogna provare a costruire una gestione del partito basata su una cultura del fare, unitaria, bandendo quelle logiche maggioritarie che hanno inquinato la nostra dialettica interna e restituendo al dibattito e all'agire nostro quella dimensione di comunità comunque necessaria per ricominciare.

Giosuè Bove

PS: anche in nome di questa laicità mi sono dimesso: non ho voluto gestire la fase congressuale da segretario e non lo farò neanche dall'interno della commissione per il congresso, dichiarando fin da subito la mia totale indisponibilità a farne parte. Non contorti e tortuosi sentieri, ma una lineare volontà di liberare il dibattito ha condotto a questa decisione. E la totale solidarietà ad una segreteria provinciale e alle tante e ai tanti compagni del comitato federale e dei circoli che in questi anni hanno offerto il proprio amore a questo partito. A loro va il mio grazie, dal più profondo del cuore, anche per avermi sopportato. A loro vorrei dedicare un grande applauso, che distratti, abbiamo dimenticato di fare quando ci siamo visti.